Indicazioni di voto

  • Scritto da Pino Pisicchio
  • Categoria: Redazionale
  • Pubblicato: 20 giugno 2016

Il voto di domenica ha, naturalmente, una chiara valenza nazionale, almeno per quel che riguarda le prime quattro città  italiane oltre il milione di abitanti. Per la modalità stessa con cui si e' espresso il confronto politico, essenzialmente attraverso i grandi media, somiglia al voto delle elezioni generali. Ma assume significato anche per gli altri capoluoghi andati al rinnovo, che raccontano qualcosa di più sulla performance dei cosiddetti partiti. Sbriciolati, disciolti nelle civiche, devoluti al solo leader, in affanno nel migliore dei casi. Gli osservatori di cose politiche attribuiscono la dignità  di partito politico ormai soltanto al Pd e alla Lega: ebbene, nonostante la grande esposizione dei leader, il voto di domenica per  entrambi i partiti e' andato maluccio. Non si può dire che Renzi non l'avesse messo nel conto, anticipando di cinque mesi la campagna elettorale referendaria, quasi a rimuovere l'impatto mediatico di una possibile défaillance alle amministrative. Probabilmente le proporzioni di questo risultato negativo nelle grandi città (salvato in termini di dignità  solo da Milano) sono state tali da inseguirlo anche nei media internazionali. D'altro canto, era possibile perdere Roma a favore dei Grillini e pensare di archiviare la cosa come incidente di percorso dovuto all'ignavia dei locali?  Per le ragioni opposte, il movimento di Grillo esulta: ai ballottaggi tra le prime quattro città, e' andato a conquistarne due, con candidate donne che avrebbero ben interpretato l'immaginario politico renziano. Il referendum di ottobre li coglierà in luna di miele con la pubblica opinione. La destra, in questo asimmetrico tripolarismo, c'è, checché se ne voglia dire: la buona battaglia di Parisi a Milano e i nove capoluoghi su tredici conquistati raccontano che il popolo c'è e forse persino un pochino di struttura locale. Manca un punto di riferimento.
 Che morale ha questa favola? Innanzitutto quella che spinge per una riforma del sistema di elezione locale: perché questi inutili ballottaggi che, salvo Torino, hanno confermato il voto di due settimane fa, registrando l'abbandono delle urne di altri dieci elettori su cento? Ma forse è anche il caso di mettere mano alla correzione dell'Italicum: nacque per assecondare una tendenza bipartitica che adesso e' clamorosamente sconfessata dal tripartitismo, in Italia, ma diremmo in tutta Europa, dove la crisi ha prodotto varie forme di populismo politico. Infine, referendum: siamo sicuri che la strategia "o con me o contro di me", piuttosto che quella che propone il ragionamento pacato nel merito, sia ancora quella valida? Chi deve ha un po' di tempo per pensarci e raddrizzare il tiro.