Tu vuo' fa le primarie ma sì nato in Italy

  • Scritto da Pino Pisicchio
  • Categoria: Redazionale
  • Pubblicato: 10 marzo 2016

Lo confesso: non sono mai stato un tifoso delle primarie, brandite da una politica esangue e in cerca di legittimazioni per mezzo di riti forestieri.  Le primarie sono un film americano, che trasuda di gadget da fiera strapaesana e poggia  la sua  forza persuasiva su ingenti impegni finanziari. Che poi sono il leitmotiv della politica americana, che non conosce  i  partiti così come si sono formati e manifestati in Europa e per questo  deve  giocarsi  il governo sull’intraprendenza dei singoli attori.   Concomitano, dunque,con le primarie locali italiane, quelle statunitensi per la scelta dei candidati alla presidenza e il raffronto tra atmosfere  non fa guadagnare punti all'Italia. E non e' solo per gli strascichi polemici che ogni primaria porta con sé: Napoli e Roma in casa Pd fanno scuola. Ma anche per il significato controverso che il termine primarie sta assumendo in politica. I tre maggiori movimenti politici organizzati, Pd, Cinque Stelle e FI, chiamano primarie tre meccanismi per selezionare le candidature a sindaco totalmente diversi fra loro. Per il Pd le primarie sono una procedura aperta agli iscritti e simpatizzanti dietro pagamento di un modesto obolo per esercitare il diritto di concorrere alla scelta del candidato di coalizione, potendo far conto sul fatto d'essere la formazione largamente maggioritaria nell'alleanza di centro-sinistra. Per i Cinque Stelle non si parla neppure di primarie: si vota  online e la procedura e' governata da riti misterici che ammettono solo  un selezionato numero di iniziati.  FI, invece, chiama primarie una cosa che somiglia assai più al plebiscito: la scelta - vedi Bertolaso a Roma- e' già stata fatta dal capo e la scheda recherà l'alternativa secca mi piace/non mi piace. Saremmo  curiosi di sapere che cosa  accadrebbe  nella remota ipotesi in cui la maggioranza dei partecipanti al rito scrivesse il proprio ‘don't like’: il capo ne sceglierebbe un altro da ri-sottoporre  all'ordalia popolare? Insomma, poche idee e manco così smaglianti. Se potessi, come in un gioco dell'oca, far ritornare tutto alla partenza, propenderei con tutto il cuore per il ripristino dei partiti/partiti, quelli con dirigenti solidi che sapevano fare le scelte e con la gente che partecipava alla politica partendo dalle sezioni: quattro milioni e mezzo di iscritti su una platea di italiani votanti pari a 45 milioni. Ma i partiti sono morti, e le loro ceneri liofilizzate sono state disperse da qualche parte, forse nella Terra dei Fuochi. Allora, pero', se non si ha voglia o forza o capacità di  ricostruire i partiti, almeno che non si giochi in questo modo con le primarie. Vogliamo  le primarie? Allora regoliamole per legge. Ma questo limbo ( nel senso di ballo americano, molto Carosone in " Tu vuo' fa l'americano ma si' nato in Italy") in cui si fa tutto e il suo contrario sotto la  fievole  nobilitazione della partecipazione di popolo, per favore, risparmiatecelo.