Le Iene: lo show preconfezionato

  • Scritto da Pino Pisicchio
  • Categoria: Redazionale
  • Pubblicato: 06 aprile 2016

L’avvento delle tv commerciali ha coinciso con l’apparizione di alcuni programmi basati sull’intreccio tra spettacolo e qualcosa che somiglia all’informazione ma informazione non è. L’intento è quello di rendere più appetibile e quindi più “vendibile” la fascia di ascolto senza, ovviamente, curarsi troppo della verità del   “servizio”, ma insistendo su una tesi preconfezionata, rispetto alla quale i contributi, come interviste o documenti, sono selezionati o scartati con l’intento di servire l’obiettivo prescelto. Un esempio concreto di questo tipo di programmi  “ambigui”, vestiti come prodotti  informativi  ma totalmente estranei alla dimensione giornalistica? Le Iene. Si tratta di un programma televisivo prodotto da Mediaset, tratto da un format comprato sul mercato estero,  catalogabile nella categoria dell’intrattenimento con connotati comico-satirici, che  si giova di un gruppo di attori mandati in giro a fare improbabili interviste. Attenzione: parliamo di attori, collaboratori esterni, raramente giornalisti professionisti. C’è differenza? Certo: il giornalista deve osservare le regole deontologiche dettate dalla professione e rischiare le conseguenze di un comportamento non appropriato,   dalla rettifica alla querela. L’attore, così come il programma televisivo “di satira” no. Se faccio satira posso dire quel che mi pare coperto da quella sorta di immunità che si deve al clown. E’ tutto qui! Così facendo leva sull’incontinenza verbale e sulla ricerca ansiogena della telecamera dei politici, i produttori delle “Iene” riescono a reclutare una schiera di personaggi  delle aule parlamentari sollecitati nel loro ego, per esilaranti quadretti carichi di imbarazzi e di risposte imprecise a domande via via incalzanti come un cruciverba di quelli che si  affrontano con l’enciclopedia Treccani. Ovviamente se qualcuno dovesse rispondere  in modo esatto all’escalation delle domande non andrebbe in onda.  Vanno in programma solo i portatori di brutte figure. Ovviamente per affermare il principio fondamentale che il Parlamento è fatto di usurpatori ignoranti e incapaci.  Bene: io non ho intenzione di diventare un elemento dello show delle Iene, a cui non riconosco la dignità del programma di informazione. E per questo non accetterò di partecipare al gioco delle interviste proditorie. Spero che i miei colleghi accettino di mantenere un atteggiamento simile. Forse le istituzioni si difendono anche evitando di diventare l’attore principale di una specie di brutto reality show.