Servizio pubblico e riflettori sulle riforme

  • Scritto da Pino Pisicchio
  • Categoria: Redazionale
  • Pubblicato: 10 settembre 2013

Oggi la Camera affronta in prima lettura il disegno di legge costituzionale che dà la vita al comitato dei 40 per la revisione della Carta. Il compito del comitato per le riforme è, di fatto, un compito costituente. Anche se un paragone con i padri costituenti che scrissero la Costituzione è improprio, perché c’è qualcosa in meno dal punto di vista della forza rappresentativa perché questo parlamento è figlio di un sistema maggioritario e il comitato che ne scaturisce non è espressione di un’assemblea costituente e quindi non è dotato delle garanzie d’impianto proporzionalistico e di scelta della rappresentanza che sono tipiche del gesto costituente. In ogni caso, sono ben 69 gli articoli della Carta che potrebbero essere modificati con questo intervento. Non è un dettaglio. Come non è un dettaglio il fatto che i lavori dell’Assemblea Costituente ebbero una grande eco sui media di allora, essenzialmente la stampa. I lavori furono seguiti sviluppando un dibattito intellettuale sui giornali molto largo e molto articolato. Oggi noi dovremmo tentare di compiere lo stesso tentativo di partecipazione, utilizzando gli strumenti diretti con cui si raggiunge l’opinione pubblica, certamente più sviluppati di allora. Al netto delle vicende giudiziarie ben note che riguardano Silvio Berlusconi, il dibattito sulle riforme segnerà la via per il futuro impianto istituzionale della Repubblica. Avrà profonde ripercussioni sulla vita politica e sull’esercizio della democrazia da parte dei cittadini italiani, modificherà le strutture dello Stato. Inciderà certamente in modo più profondo nella società italiana di qualsiasi sentenza. Per questo accendere i riflettori sul dibattito, soprattutto da parte del servizio pubblico, sarebbe un esempio corretto della missione della Rai. Ieri abbiamo presentato un ordine del giorno che vincolava il Comitato alla scelta di una forma di governo, ma ci è stato chiesto di non insistere nella presentazione per una presunta estraneità alla struttura del disegno di legge, di carattere essenzialmente procedurale. Pur avendo molti dubbi su questa interpretazione, abbiamo preferito non continuare a porre la questione in Aula ieri ed oggi, per evitare effetti deflagranti in un clima già sufficientemente teso. Riproporremo il tema, che è ineludibile in ogni caso, in un momento successivo, perché non può essere accettata un’ipotesi di riforma che non abbia un orientamento certo sulla forma di governo.