La paura delle preferenze

  • Scritto da Pino Pisicchio
  • Categoria: Redazionale
  • Pubblicato: 09 ottobre 2013

Chi ha paura delle preferenze? Il tema della legge elettorale, dell’abrogazione o modifica del Porcellum è nell’agenda politica di questi giorni. Di queste settimane. Anzi di questi ultimi mesi. Per dirla tutta degli ultimi anni. Non si è mai giunti ad una conclusione del processo, all’approvazione di una nuova legge elettorale che garantisse stabilità e rappresentanza. Come mai? Per due motivi fondamentali. Il primo è che la legge elettorale è l’architrave delle democrazie moderne, sulla quale si reggono il sistema politico ed istituzionale. Le strategie dei partiti e dei movimenti politici sono fortemente condizionate dal sistema di voto. Un esempio su tutti: Beppe Grillo, che per anni ha attaccato il Porcellum con la sua solita veemenza, è arrivato a difenderlo con gli stessi toni accesi quando si è reso conto che con una legge diversa il M5S non avrebbe raggiunto gli stessi risultati.  Con la legge elettorale si cambia la politica. Fu l’introduzione del maggioritario e dei collegi uninominali a sancire il passaggio vero dalla Prima alla Seconda Repubblica. E’ chiaro che ogni forza politica fa i suoi calcoli e la convergenza su un sistema è molto faticosa rendendo difficile cambiare il sistema a meno di non voler cambiare da soli le regole del gioco, come fece la maggioranza governativa di Centrodestra quando approvò il Porcellum poco prima delle elezioni politiche del 2006, in previsione di una sconfitta elettorale.  Un colpo di mano per limitare i danni e impedire al Centrosinistra di governare agevolmente. Tutti sappiamo cosa ha prodotto.  La legge elettorale non è formalmente una legge costituzionale, ma lo è nella sostanza. E cucirla addosso ad un’alleanza come fosse un vestito di sartoria fu un vulnus alle istituzioni prima ancora che agli avversari politici. Quel sistema ha distorto il meccanismo della rappresentanza, allontanando l’eletto dal territorio e dagli elettori.  E proprio qui troviamo il secondo motivo alla base della resistenza al cambiamento del porcellum: una classe politica parlamentare nominata e non eletta ha paura di cambiare il sistema. E’ comprensibile che un deputato o un senatore eletto senza aver dovuto faticare per raccogliere il voto di preferenza ed abituato a scaricare il peso di questa responsabilità sul leader nazionale si faccia prendere dai dubbi e, pur essendo il via del tutto teorica contrario al Porcellum,  operi in maniera un tantino diversa sul piano pratico. Pensiero (manifesto) e azione non sempre vanno d’accordo.  Ora la situazione non è più tollerabile. Il Porcellum ha provocato uno scollamento tra Parlamento e paese reale che non è più sostenibile.  per questo è necessario modificare gli aspetti palesemente incostituzionali del Porcellum e reintrodurre il voto di preferenza (plurimo, per garantire la parità di genere), restituendo ai cittadini il potere di scelta dei propri rappresentanti.  

Andrea Alicandro