ONU, WREZINSKI E LOTTA ALLA POVERTA'

  • Scritto da Pino Pisicchio
  • Categoria: Redazionale
  • Pubblicato: 17 ottobre 2013

 

Il 17 ottobre si celebra la giornata mondiale per l’eliminazione ella povertà, sotto l’egida dell’ONU. La ricorrenza, deliberata nel 1993 sulla spinta dell’impegno di una vita dedicato dal cardinale polacco Wrezinski, ha come obiettivo quello di sensibilizzare la pubblica opinione sulla  condizione di chi vive la povertà profonda, che va ben oltre la situazione di difficoltà in cui si dibatte, in una stagione difficile come quella che stiamo vivendo, una parte grandissima della popolazione. La povertà profonda riguarda il mondo degli ‘invisibili’. Talvolta l’incontro casuale nelle nostre strade con qualche homeless in un inverno particolarmente rigido puo’ aver causato la fugace ed emotiva intersecazione con la realtà degli esclusi, sottraendolo per un momento alla letteratura e alla sociologia. Solo per un momento, pero`, perche´ il flusso alluvionale di impulsi informativi, la straordinaria energia di una ordinaria quotidianita` che tutto risucchia e spalma sotto l’altare della « normalita` » e, forse, anche il montare di paure piu` forti, come quella della  recessione e della crisi economica, hanno gioco facile nel rimuovere le immagini dei padri di famiglia senza lavoro, di bambini mendicanti uccisi dalla fame e dal freddo, di senza-tetto alla ricerca di qualche precaria fonte di calore nelle lunghe nottate d’inverno. Salvo reincontrare quello che Papa Francesco  chiama efficacemente lo "scandalo della povertà", quella dolorosa realtà con i fotogrammi di un dramma infinito sbarcato sulle coste della Sicilia. La sociologia abbandona, finalmente, le categorie economicistiche per l’interpretazione della realta` dell’indigenza estrema, che si allarga con la progressiva riduzione della spesa pubblica: il povero non e` piu` solo il destinatario di carita` sociale, ma e`soggetto agente del proprio quotidiano. In lui e` perduta o seriamente compromessa la percezione della propria identita`. Subentrano altri elementi, non esclusivamente materiali, a connotarne la condizione: si scopre la distinzione tra poverta`estrema ed esclusione sociale ed anche la non ineluttabilita` della permanenza definitiva nella categoria della poverta`. L’Unione europea si fa carico di questa drammatica realta` e dimostra una sensibilita` cui i singoli Paesi membri non sempre sono in grado di corrispondere: e` il vertice di Lisbona del 2000 a dare accesso, nell’agenda delle priorita` dell’Unione Europea, alle « politiche per lo sradicamento della poverta`», stimolando alcuni governi all'introduzione del reddito minimo d’inserimento. Laddove gli apparati non rispondono, spesso supplisce una grande rete di solidarieta` umana, ispirata da ragioni religiose o anche laiche, che si fa carico di coloro i quali sono stati definiti «i cittadini del quarto mondo». Esistono, dunque, fondamentali ragioni politiche – l’ottemperanza alle direttive europee, costituzionali, l’adempimento ad un dovere di solidarieta` – ma anche culturali e storiche che spingerebbero il nostro Paese a farsi carico della poverta` che in esso alligna in plaghe sempre piu`vaste. Ma c’e` n’e` una che sovrasta ogni altra: ed e` quella che sgorga naturalmente dalla nostra umanita` per il fatto puro e semplice di essere al mondo. Una umanita` che percepisce come necessaria e ineludibile la restituzione della dignita` ad ogni povero. Dice Wresinski, il prelato che dedico` l’intera vita alle opere concrete di lotta alla poverta`:« l’esperienza diretta in tutti i continenti ci insegna che questo ritorno alle fonti della dignita` dell’uomo e` un atto naturale per gli uomini e le donne di tutte le fedi. La` dove gli uomini sono disarmati di fronte alle sofferenze e alla angoscia della miseria, la` dove gli uomini sono chiusi nella loro disperazione e nell’impossibilita` di farsi ascoltare, altri uomini e donne si rendono volontariamente liberi e disponibili, pronti ad ascoltare il grido che si leva verso di loro, pronti a rispondervi e a trasmetterlo. In nome di che cosa questa tenacia individuale, quando ormai la comunita` ha abbandonato una popolazione che non sembra piu` avere un volto umano ? Perche´ sono uomini...». E` l’umanita`, dunque, ad interpellare il piu` profondo dei nostri sentimenti.