LO SFOGO SEGRETO DI UN GIORNALISTA RAI

  • Scritto da Pino Pisicchio
  • Categoria: Redazionale
  • Pubblicato: 18 ottobre 2013

Pubblichiamo il pezzo di un giornalista Rai (anonimo per ovvi motivi) che commenta l'analisi sull'azienda pubblica radiotelevisiva 'vogliono azzoppare il cavallo (di viale Mazzini).

Delegittimare, smembrare e svendere. Possibilmente agli "amici". Come già è accaduto con tante aziende pubbliche privatizzate all'inizio della Seconda Repubblica (dalle banche alle autostrade, dall'acciaio ai telefoni).  Avete pubblicato un bel pezzo sulla Rai e sul significato politico del braccio di ferro di questi giorni su Fazio o su Gubitosi.  Probabilmente l'operazione è diretta a svendere o regalare le reti Rai ai suoi concorrenti,  Rizzoli-Corriere della Sera ed Espresso-Repubblica,  che hanno fallito clamorosamente la scommessa di editori televisivi  e sono sulla buona strada per replicare il flop anche sul fronte della carta stampata (in 5 anni hanno dimezzato le vendite in edicola e a ripetizione stanno ricorrendo ai prepensionamenti obbligatori dei giornalisti facendo pagare il conto ai contribuenti e alle casse dell'Inpgi). Torniamo alla Rai. Suggerirei di scrivere un secondo pezzo, con altre notizie ed analisi. Cominciamo dal "tabernacolo" del libero mercato. Si parla tanto di capacità, di qualità e di risultati, ma nessuno va al dunque sulle testate Rai sempre di più insabbiate in una informazione omogeneizzata e subalterna di potentati e potentini. Una informazione raramente libera ed autonoma.  E quindi con consensi di pubblico e di pubblicità in calo. Qualcuno ne parla? Qualcuno punta il dito su questi pessimi risultati? Qualcuno li invita a tirare le somme? La risposta è no. O meglio: si predicava di fare così ma si è operato in maniera esattamente contraria. La "sofferenza" (diciamo così!) sui fronti della originalità, chiarezza, completezza dell'informazione Rai, apre dei varchi enormi alle scorribande da destra e da sinistra in chiave populista. Né la Rai, in tanti casi, può farsi scudo dei risultati sul fronte del mandato di servizio pubblico pagato con il canone dei cittadini. Un caso per tutti: nei giorni della crisi della maggioranza del governo di larghe intese, poi risolta da Letta con la fiducia bis, i giornalisti del Gr Parlamento non lavoravano dalla Camera ma da Saxa Rubra. Il direttore aveva deciso di far risparmiare l'azienda, alleggerendola i qualche altro chilo di credibilità.