L'Italia, la Siria e la politica 'piccola'

  • Scritto da Pino Pisicchio
  • Categoria: Redazionale
  • Pubblicato: 05 settembre 2013

La politica italiana è in stato catatonico. Mentre soffiano venti di guerra e la crisi siriana tiene il mondo intero con il fiato sospeso, mentre Papa Francesco dall’alto del suo Magistero interviene per scongiurare un conflitto dagli esiti imprevedibili, mentre Stati Uniti, Russia, Cina, Turchia, Francia, Iran,  Gran Bretagna, Germania, Israele, giocano una partita fondamentale per gli equilibri geopolitici, nella ‘piccola’ Italia, la politica continua a trastullarsi guardando, compiaciuta, il proprio ombelico e dibattendo ancora sulle vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi. Il governo, per fortuna, è riuscito a prendere una posizione realistica e condivisibile, in linea con la nostra tradizionale politica estera. Ma i partiti, risucchiati dalle piccole cose politicanti, nicchiano.  Al netto di ogni considerazione sul rispetto umano che si deve all’uomo ed all’avversario politico, è francamente inaccettabile l’idea di imprigionare l’Italia nella sentenza della Cassazione, così come in tutte le altre che seguiranno a questa. Tornando alla questione siriana, ricordiamo che grazie alla sua politica estera euro-mediterranea, l’Italia ha conquistato un ruolo geopolitico importante nel corso del ‘900, e spesso ha contribuito a risolvere politicamente situazioni di crisi che avrebbero potuto degenerare in scontri aperti. Si pensi solo al nostro ruolo di mediazione nello scacchiere Nord Africano ed in Medio Oriente ed alla capacità di difendere la nostra autonomia, pur nel rispetto delle alleanze ed i nostri interessi nazionali. Questo sino a venti anni fa. Oggi la debolezza della politica interna si riflette anche sulla politica estera. I governi che si sono succeduti negli ultimi venti anni, si sono trovati a supportare decisioni prese da altri centri di potere internazionale ed il Parlamento ha troppo spesso avuto un ruolo marginale. Una delle poche eccezioni è stata la missione in Libano iniziata nel 2006, con D’Alema ministro degli Esteri, promossa da una forte spinta parlamentare. Per questi motivi, e per far uscire il confronto politico dal torpore provinciale, chiederemo formalmente al presidente del Consiglio Letta, ed ai ministri degli Esteri e della Difesa Bonino e Mauro di riferire alle Camere quanto prima. Non cambierà molto, certamente, ma consentirà di dare un respiro più ampio al nostro dibattito politico interno. Ogni cammino inizia con un primo passo.