Il pulviscolo del Centro

  • Scritto da Pino Pisicchio
  • Categoria: Redazionale
  • Pubblicato: 30 agosto 2013

Si riaffaccia il dibattito sul "centro" della politica. Sul suo esistere "ontologico". Sulla sua attitudine ad esercitare un ruolo politico nella stagione del "crepuscolo" berlusconiano. E, ancora una volta, qualcosa di rarefatto e di incompiuto resta a mezz'aria e complica la fatica delle sue interpretazioni.Dalla estinzione della Democrazia Cristiana il "centro" e' caduto in desuetudine, dopo la rottura del sistema in due emisferi confliggenti,la destra e la sinistra. Sfumature di grigio vengono tollerate nell'uno e nell'altro emisfero a condizione che si accontentino della residualita' definita dal "trattino" (centro-), lasciando alla forza motrice  di destra o di sinistra il ruolo caratterizzante.E, del resto, il " centro"  rappresento' un unicum interpretato solo da una irripetibile esperienza politica, quella della Dc.  Davvero nulla a che vedere, tanto per capirci, con con il partito  di massa "moderato", la creatura berlusconiana, o con il  grande  partito riformista, il Pd.Perché il "centro" interpretato dalla Dc, antifascista e anticomunista, non era riducibile ad una "cosa moderata":  il connotato cattolico-democratico, in un'Italia non ancora totalmente secolarizzata, il confronto interno tra sensibilità riformiste e moderate, sempre capaci  di trovare un equilibrio, la costruzione di una peculiare cultura di governo, in grado di applicare al meglio i principi di un'economia che metteva insieme stato e mercato, la naturale flessibilità nel rapporto con le forze di opposizione, ne facevano un soggetto politico che con le categorie odierne non sarebbe mai stato catalogabile in uno dei due mezzi campi della politica.  Dopo la Dc una sequenza di micro e medie formazioni si e' esercitata senza successo nel tentativo di riprodurre un modello irriproducibile nello schema bipolare. Lo stesso che aveva sconfitto, non si dimentichi, il partito figliato dalla  Dc, il Ppi di Martinazzoli.Cosa cambia oggi e cosa rende possibile l'idea di un Centro fino a ieri impensabile? Innanzitutto il declino del leader del Pdl, che, considerata la natura "personale" del movimento, mette in libertà un segmento elettorale  assai importante.  Ma, insieme a questo, il fallimento delle formule elettorali maggioritarie, quelle che hanno spaccato il paese rendendo complicata la coabitazione tra diversi-vedi governi Monti e  Letta- in una stagione in cui la formula della Grosse Koalition rischia di diventare una prospettiva sempre più praticata, a fronte dei grandi problemi economici.Allora la funzione di una forza intermedia, capace di svolgere in modo non velleitario un ruolo dialogante, capace di ridare fiato al blocco sociale più importante in tutte le democrazie contemporanee che e' il ceto medio-oggi  umiliato e parcellizzato-, capace di raccogliere una parte significativa del bacino elettorale del PDL, ma forse anche segmenti del Pd,  la parte più sensibile alla cultura liberale e cattolico-democratica, potrebbe  diventare  fondamentale. Le condizioni sono essenzialmente due: la prima è che abbia la consapevolezza di se' e del suo destino. La seconda che trovi  una leadership in grado di svolgere un ruolo di trascinamento. Allo stato il cielo dei centristi sembra inutilmente affollato di pulviscoli stellari, che non hanno ancora la consapevolezza di potersi compattare in un unico pianeta.  La leadership potrebbe seguire dopo la presa di coscienza  dell'esistere. E non e' detto che tra i protagonisti attualmente accasati in altre famiglie, non possa esserci quello giusto per esercitarla.